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CRIMiNALISTICA

 

La criminalistica, che non va confusa né con la criminologia né con le scienze criminali “è da intendersi come l’insieme delle molteplici tecnologie che vengono utilizzate per l’investigazione criminale. Si tratta di tecniche di polizia scientifica che hanno come obiettivo la risoluzione di svariati problemi di ordine investigativo, utili per la qualificazione del reato, per la identificazione del reo o della vittima, per la caratterizzazione delle circostanze” (G. Ponti COMPENDIO DI CRIMINOLOGIA, 2013 Varese).

Sotto quest’ottica il punto di partenza dell’attività investigativa è sicuramente il sopralluogo, esplicato nella  ricerca delle tracce, delle evidence. L’individuazione delle traccia di per sé rappresenta una possibile “fonte di prova”, il cui contenuto informativo sarà potenzialmente utile al procedimento penale. Le tracce sono i testimoni silenti di un crimine avendo l’inconsapevole capacità di creare collegamenti tra persone, luoghi ed oggetti, ricostruire le dinamiche delle azioni criminali, fino d arrivare a spiegare chi, come e quando un delitto è stato commesso o meno.

Le tracce sono una fonte preziosa per l’accertamento penale dal momento che esse sono variegate e innumerevoli per natura, dimensioni e forma. Caratteristica che le contraddistingue è la loro immancabile presenza (o assenza), come spiega la duratura teoria dell’interscambio, principio cardine della ricerca investigativa delle tracce, secondo la quale in qualsiasi momento e modo, persone, cose e luoghi vengano in contatto tra loro, potenzialmente, si attua un reciproco trasferimento di elementi fisici di varia natura, siano essi materiale biologico, fibre, vetro, residui di terreno, polvere o altro. Questo principio, noto come principio dell’interscambio fu formulato dal Dr. Edmond Locard, direttore del laboratorio di scienze forensi costituito a Lione nei primi del 900 ed è divenuto il dogma centrale della criminalistica: “every contact leaves a trace”. Questa teoria esprime ancora oggi un modus operandi comune alla scena di un crimine, una filosofia d’investigazione che richiama continuamente a formulare e verificare ogni possibile ipotesi dettata da ciò che si osserva.

In generale le tracce sono particolarmente labili e suscettibili. Il nemico numero uno è necessariamente la contaminazione, intesa come alterazione della traccia stessa per mezzo del contatto con altri oggetti o persone estranee alla scena.

Durante le operazioni tecniche di sopralluogo, in cui si procede all’individuazione delle tracce e quindi alla loro repertazione (intesa come ricerca, esaltazione, raccolta e conservazione), è molto facile che si possa danneggiare la traccia. È, per cui, indispensabile che si agisca secondo procedure e metodi standardizzati e scientificamente validi durante tutti i passaggi.

Con  “catena di custodia” si indica proprio quell’insieme di passaggi attraverso i quali i reperti, o meglio i plichi ed i confezionamenti in cui sono conservate, transitano dalla scena del crimine, ai laboratori e, infine, alla fase di giudizio. È indispensabile che questi passaggi avvengano secondo procedure standard, che limitino al minimo le criticità riscontrabili e  necessariamente rendano tracciabile (manuale o elettronico) tutti gli spostamenti dei plichi compresi gli operatori che ne sono venuti a contatto.

 

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