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Siamo in guerra: nuovo attacco all’anima e al cuore dell’Europa

  • crimint
  • 26 mar 2016
  • Tempo di lettura: 6 min


“Siamo in guerra e sotto assedio è Bruxelles, capitale simbolo dell’Unione Europea, anima della convivenza multietnica ma anche covo degli attentatori delle stragi di Parigi.”



A pochi mesi dagli attentati di Parigi la storia si ripete, questa volta sotto assedio è la città simbolo della nostra Europa.

Città simbolo non solo per la presenza delle Istituzioni Della Comunità Europea, ma soprattutto per la presenza massiccia di etnie diverse: sono di 40 paesi differenti le vittime coinvolte nelle esplosioni del 22 marzo scorso; 34 morti e oltre 260 feriti (fino a questo momento).


I fatti: due boati poco prima delle 8 del mattino nell'area partenze dell’aeroporto di Zaventem, vicino al banco dell’American Airlines e poi, un'esplosione un’ora e 11 minuti dopo in metro, alla fermata di Maelbeek.


C'è rivendicazione dell'Isis: L'agenzia di stampa Amaq, legata al gruppo terroristico, ha diffuso un comunicato attraverso il social network Telegram in cui l'Isis rivendica la responsabilità della serie di attentati, prima in lingua inglese, e poi, in francese e in arabo: "Promettiamo agli Stati crociati che si sono alleati contro l'Is giorni bui in risposta alla loro aggressione contro di noi". E continua, "Il Paese è stato colpito perché fa parte della coalizione internazionale contro il Califfato". Sono 5 le persone coinvolte, tra cui due ricercati.


Sui giornali di tutto il mondo si rende noto che le autorità belghe erano informate dai servizi di intelligence di possibili attentati e sembra che gli attentati siano collegati all’arresto, tre giorni prima, di Salah Abdeslam, il principale ricercato del commando responsabile delle stragi di Parigi del 13 novembre. Lo hanno trovato, insieme a un complice, in una casa in Rue des Quatre vents, a Molenbeek, proprio il quartiere dove era stato progettato l'attacco di Parigi.


Secondo l'intelligence gli attacchi sarebbero un segnale di forza dopo gli arresti di questi giorni, ma si ipotizza anche che la cattura di Salah possa essere un tentativo di sviare l'attenzione per poi compiere gli attentati.


Ma i fatti di Parigi e di Bruxelles sono da considerarsi un unico progetto?

Ormai è certo che gli attentatori di Bruxelles del 22 marzo fossero parte della cellula terroristica di Salah Abdeslam.


Secondo la procura, sono cinque i terroristi coinvolti negli attentati, tre sono morti da "suicide bomber", il quarto, l'uomo con il cappello e la giacca bianca nella foto, ricercato per giorni, ormai identificato come Faysal Cheffou, e il quinto individuato dalle telecamere di sorveglianza della metropolitana, fuggito dopo l’esplosione, anche lui identificato nelle ultime ore.


Tra gli attentatori ci sono i fratelli Khalid (uno si è fatto esplodere in aeroporto, l’altro in metropolitana) e Ibrahim El Bakraoui, tutti reclutatori e addestratori collegati a Najim Laachraoui, l’uomo delle bombe di Parigi e Bruxelles. Componenti di quella cellula che ha seminato morte anche in Francia. Come si evince dalle intercettazioni si tratta di una organizzazione strutturata e ramificata.


Gli uomini delle stragi:

Khalid El Bakraoui era ricercato dalla polizia in connessione agli attentati terroristici di Parigi del 13 novembre, come ha riferito la Procura belga, secondo cui era stato emesso un mandato di arresto internazionale l’11 dicembre. El Bakraoui era sospettato di avere affittato sotto falsa identità, con il nome di Ibrahim Maaroufi, una casa nella città di Charleroi, che si ritiene sia stata utilizzata come covo dai terroristi di Parigi. Per El Bakraoui l’Interpol aveva emesso un avviso di ricerca con accuse di terrorismo.


I fratelli Khalid da tempo erano residenti in Belgio dove svolgevano attività di proselitismo. Uno dei due fratelli Khalid, sarebbe la persona che ha affittato l’appartamento di Forest in rue du Dries 60, proprio quello nel quale è stato ritrovato il DNA di Salah Abdeslam durante il blitz di pochi giorni precedente la sua cattura e in cui è rimasto ucciso Mohamed Belkaid, algerino di 35 anni. Quest’ultimo considerato uomo importante della propaggine Isis in Belgio e Francia e una delle menti dell’organizzazione degli attentati di Parigi di novembre. Sotto il falso nome di Samir Bouzid, era stato controllato in Belgio, nel settembre del 2015, insieme a Salah Abdeslam. Un’impronta digitale di Belkaid era sul telefono cellulare lasciato in un cestino della spazzatura davanti al Bataclan. Inoltre Khalid aveva affittato l'appartamento di Rue de Fort a Charleroi, nel settembre del 2015, dove si rifugiarono per un pò i fratelli Abdeslam e Abdelhamid Abaoud, la “mente” degli attentati di Parigi.


Informazioni decisive per verificare quanto fosse diretto il legame fra gli attentati di Bruxelles e il gruppo di Salah dovrebbero arrivare da un auspicato arresto di Najim Laachraoui, in precedenza individuato con il nome falso di Soufiane Kayal, anch’egli ritenuto un uomo della rete degli attentati del 13 novembre e probabile artificiere degli attentati del 22 marzo, nonché reclutatore. Alcune voci d’intelligence, non ancora confermate, lo davano come il secondo attentatore dell'aeroporto di Zavantem. Contro Laachraoui la Procura belga aveva emesso un mandato d’arresto nei giorni scorsi. Tracce del suo DNA sono state trovate nei due covi e soprattutto su almeno due cinture esplosive, una utilizzata al Bataclan, l’altra allo Stade de France.


Ipotesi:


Martedì pomeriggio l’Ansa aveva specificato che fonti dell’intelligence irachena sostengono che gli attacchi “sono stati pianificati due mesi fa a Raqqa, in Siria” e che in un primo momento Bruxelles non era fra gli obiettivi indicati, ma è diventata il primo bersaglio scelto “a causa dell’arresto di Salah Abdeslam”. Mentre Politico.eu riporta una dichiarazione di martedí pomeriggio di un funzionario belga non noto, che afferma che Salah avrebbe dovuto partecipare alle azioni del 22 marzo se non fosse stato arrestato venerdì 18. Dichiarazione vicina a quella del ministro degli esteri belga, Didier Reynders, che, sempre secondo Politico.eu, aveva dichiarato, sabato scorso, che Abdeslam stava preparando altri attacchi insieme a una rete di individui che tramavano con lui.


Altri esperti sostengono questa ipotesi, come il Procuratore capo di Trieste, Carlo Mastelloni, esperto di terrorismo internazionale e di Medio Oriente, il quale aveva sottolineato il probabile legame fra gli attentati di Bruxelles e Salah Abdeslam. secondo l’esperto Salah era a conoscenza dell’azione ed è stata condotta subito “prima che quest’ultimo potesse rivelarla” agli investigatori che lo stanno interrogando. Ma per Mastelloni l’azione potrebbe essere interpretata come “segno di debolezza, perché è evidente che l’Isis non è sicura della tenuta dei propri militanti”.


Oggi “l’Isis, dice Mastelloni, ha voluto dimostrare una grossa capacità organizzativa e militare in siti tradizionalmente oggetto di piani preventivi di difesa, come aeroporti e metropolitane. Tra l’altro, il fatto che uno degli attacchi sia stato sferrato a cento metri dalla sede del Parlamento europeo, la dice lunga anche sulla sua valenza simbolica”.


In secondo luogo, i terroristi potrebbero aver deciso di anticipare i colpi a Bruxelles per scongiurare il possibile intervento delle forze di sicurezza, che dopo Salah, e magari grazie anche alla sua collaborazione, avrebbero avuto la possibilità di arrivare agli altri componenti della cellula. Anche perché di Salah probabilmente non tutti i suoi ex compagni si fidano più, come di lui non si fida più l’organizzazione: sia perché decise di non farsi saltare a Parigi il 13 novembre, sia perché dopo l’arresto, da quanto emerge, avrebbe, inizialmente cominciato a collaborare.


Con questa mossa, i terroristi avrebbero rinnovato il terrore in tutta Europa, e affermato nuovamente la loro propaganda e la loro attività nonostante l’arresto di Salah e le conseguenze dirette sull’organizzazione.

Sia Parigi in novembre che Bruxelles in marzo confermano comunque che la maggior parte degli attacchi in Europa sia stata portata avanti da terroristi cresciuti localmente e che i legami con l’Isis o al-Qaeda sono ideologici, di emulazione e al massimo di addestramento di alcuni elementi che trascorrono qualche mese a combattere in Siria o in Iraq.


A tre giorni di distanza dagli attentati di Bruxelles, solo tre delle 34 vittime della follia jihadista hanno un nome.


Bruxelles come Parigi e come Madrid: attacco alla libertà, attacco alla civiltà, attacco all’occidente.


Ultim’ora: Arresti a Bruxelles, Parigi e Dussedolf


A Bruxelles è caccia a un sospetto che avrebbe avuto un ruolo chiave anche nell’attentato del 13 novembre nella capitale francese, Naim el Hamed, siriano di 28 anni, già noto ai servizi antiterrorismo di vari Paesi europei.

L’avviso, scrive La Derniere Heure, è stato diffuso assieme a quelli di Mohamed Abrini, Belge de Berchem-Ste-Agathe, Najim Laachraoui.


Intanto a Schaerbeek si è svolta una nuova operazione di polizia: secondo quanto riferito da La Libre, in seguito ad un raid nel quartiere, sono stati arrestati sei sospettati.


Uno dei sospettati è stato ferito e bloccato alla fermata del tram, aveva nello zaino materiale esplosivo e probabilmente era pronto a colpire.


Secondo il quotidiano belga Le Soir giovedì sera sarebbe stato arrestato l’uomo con il cappello delle immagini dell’aeroporto Zavatem: si tratterebbe di Faysal Cheffou.


Tra gli arrestati nella notte tra il 24 e il 25, invece, probabilmente c’è anche il quinto uomo ripreso, e in seguito identificato, dalle telecamere di sorveglianza assieme a Khalid El Bakraoui, l’attentatore suicida che si è fatto esplodere nella metro di Bruxelles.


Oltreconfine, in Francia, la polizia ha arrestato, nella banlieu parigina di Argenteuil, Reda Kriket. Durante la perquisizione nel suo appartamento sono stati ritrovati armi e l’esplosivo Tatp (perossido di acetone), lo stesso utilizzato negli attacchi di Bruxelles. Kriket era già era stato condannato in contumacia in Belgio insieme ad Abdelhamid Abaaoud, la mente degli attentati di Parigi.


In Germania invece la polizia ha arrestato due persone sospettate di legami con Khalid El Bakraoui, uno degli attentatori di Bruxelles. Uno dei due è stato arrestato vicino a Francoforte.


Con il passare delle ore il quadro si delinea, mentre Salah ha deciso di non collaborare più, e mentre si infittisce il giallo della guardia della centrale nucleare belga uccisa a Charleroi e di cui è sparito il badge.


Corsa contro il tempo per gli investigatori e ore contate per gli attentatori prima che possano avere altre mire terroristiche come la centrale nucleare o altre città Europee.


Sitografia


Repubblica.it

Ilfattoquotidiano.it

Ansa.it


 
 
 
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